Domande-FAQ

Economia, Etica e Dottrina Sociale della Chiesa Mceanswer

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1. Che cos’è la Dottrina Sociale della Chiesa?

La fede cristiana ha una dimensione sociale. Parlando del giudizio finale, Gesù fa notare che ci giudicherà per le nostre opere sociali. Ciò ha portato i Cristiani a pensare alla loro responsabilità sociale e ad elaborare i risultati delle loro riflessioni.

Si distinguono Dottrina Sociale della Chiesa e pensiero sociale della Chiesa. L'insegnamento sociale della Chiesa comprende i documenti che Papi e Vescovi, soprattutto le Conferenze Episcopali, pubblicano sulle conseguenze della fede cristiana per la nostra vita nella società. La Dottrina Sociale della Chiesa fa parte del Magistero ufficiale (insegnamento) della Chiesa Cattolica. Pensiero sociale è un concetto più ampio. Esso comprende le riflessioni di teologi, semplici fedeli ed operatori in campo sociale su ciò che considerano requisiti dell’essere cristiani.

 

2. Che cos’è l’Umanesimo Cristiano?

L'Umanesimo Cristiano è il contributo della fede cristiana alla felicità e allo sviluppo umano sulla terra, non solo in cielo.

 

3. Come può l’Umanesimo Cristiano contribuire al mondo contemporaneo?

Attraverso la cultura, intesa come la somma degli elementi che plasmano la nostra vita in comune nella società. Quando è autentica, la fede diventa cultura. La civiltà occidentale è impensabile senza le sue radici cristiane. Al giorno d'oggi, come sempre, la fede cristiana è chiamata a purificare la cultura contemporanea dai suoi aspetti peccaminosi, per guarirla dove necessario. La cultura contemporanea ha perso i fondamenti trascendentali della verità e del bene, la fede cristiana può impiantarli nuovamente attraverso la bellezza della carità. L'amore è il comandamento centrale di Gesù Cristo.

 

4. Quali sono i testi di riferimento riguardo l’Umanesimo Cristiano?

La Bibbia e dei Padri della Chiesa, in particolare San Gregorio di Nissa, san Basilio, san Giovanni Crisostomo e sant’Agostino, sono le principali fonti dell’Umanesimo Cristiano. Inoltre, ci sono naturalmente molti testi importanti, tra i quali citiamo i documenti del Concilio Vaticano II, in particolare, Gaudium et spes, Lumen gentiume Dignitatis humanae. Alleghiamo una lista di letteratura raccomandata.

 

5. Cosa vuol dire “Human Flourishing”? Perché è importante per il mondo per le imprese?

Fiorire, svilupparsi per il meglio, anche quando “i fiori” non sono quelli appariscenti: la primavera umana non è confinata alla gioventù. Perfezionamento, crescita personale permanente.

È importante che le imprese siano un luogo in cui le persone diventano migliori perché dedicano una parte notevole della loro giornata e anche della loro vita. Se le persone non diventano migliori, l’impresa è fallita in termini generali.

 

6. Che cos’è una virtù?

Punti di forza della personalità che correggono le passioni e rendono capaci di ordinare la ricerca dei beni per contribuire al compimento felice della vita.

Un arrichimento del carattere ordinato alla consecuzione di beni e si manifestano in scelte eccellenti.

Fattori di espansione della libertà per raggiungere beni in collaborazione

 

7. Che cos’è l’antropologia filosofica?

È la disciplina filosofica che studia le risorse interne della persona per capire come perfezionarle. Comprendere il senso della nostra capacità di conoscere e di amare per promuovere uno stile di vita consono alla nostra dignità personale.

 

8. Qual è una buona definizione di etica?

 La scienza della vita buona.

 

9. Che cosa si intende per "economia"?

 Chiamiamo economia lo sforzo per soddisfare i bisogni materiali della persona umana in modo sicuro e sostenibile. L'economia concretamente comprende la produzione, la distribuzione e il consumo di beni e servizi: questi fattori servono alla sopravvivenza e allo sviluppo degli individui, delle società e del mondo.

 

10. Qual è l'obiettivo dell’economia?

Mettere a disposizione i beni e i servizi di cui tutti gli esseri umani hanno bisogno per sopravvivere e per consentire lo sviluppo voluto da Dio. Le risorse per fare questo (materie prime, macchine, terreni, manodopera, ecc.) sono scarse. Abbiamo quindi bisogno di organizzare l'economia e di creare sistemi in cui queste risorse scarse siano utilizzate razionalmente e nel modo più efficiente possibile.

 Origine, centro e fine di tutta l’economia è l'uomo. Come in tutte le altre attività umane, anche nella vita economica deve essere rispettata e promossa la dignità della persona umana e la sua vocazione allo sviluppo e al bene comune della società nel suo insieme. (GS, 63; CDSC 334, 346, 375)

 

11. Che rapporto c’è fra economia ed etica?

Ogni ambito della vita sociale ha la sua logica e le sue leggi. Anche l'economia ha le sue proprie leggi. Il nostro sistema economico è l’economia di mercato, in cui il mercato stesso costituisce l’istituzione più importante. In questo "spazio" del mercato (eBay è un buon esempio) molti compratori e venditori s’incontrano per negoziare liberamente su prezzi, quantità e qualità dei prodotti.

L'economia di mercato è altamente efficiente, ma per essere veramente libera ed etica ha bisogno di virtù, di norme etiche, di una cultura del lavoro e di regole giuridiche chiare, garantite dallo Stato. Inoltre si deve provvedere per chi non può offrire nulla in questo mercato, ad esempio perché non capace di lavorare a causa di malattia o età, o perché incolpevolmente senza soldi.

Il Concilio Vaticano II ha riconosciuto espressamente "la legittima autonomia delle realtà terrene", tuttavia ha sottolineato che non è "assoluta", ma semplicemente "relativa" (cfr. GS, 36). Le leggi del mercato sono soggette alle leggi divine e non giustificano un comportamento immorale. L'etica è una parte essenziale di una buona gestione. Ciò significa che le azioni non etiche nel lungo periodo sono anche economicamente sbagliate; e viceversa, azioni economicamente erronee sono anche immorali in quanto costituiscono uno spreco di risorse (CDSC 330-333).

 

12. Che cosa significa questo concretamente?

L'incremento di ricchezza è moralmente giusto se non è solo per pochi, ma è indirizzato allo sviluppo globale e solidale di tutte le persone. Sviluppo non significa solo aumento dei consumi o crescita economica, ma sviluppo integrale di tutta la persona. Fede, famiglia, educazione, salute e molti altri valori sono inclusi nel concetto di sviluppo. Cercare la felicità solo nel consumo è in realtà una forma di povertà morale ("consumismo"). (CDSC 334)

 

13. Come giudica la Chiesa l'economia in generale?

La Chiesa giudica l'economia in modo positivo. Desidera che sempre più persone possano godere almeno di una modesta prosperità e non debbano avere paura della povertà. Inoltre, dovrebbe essere possibile per tutti gli uomini partecipare alle decisioni sullo sviluppo economico ed essere coinvolti nel miglioramento dei processi di produzione e distribuzione. (GS 63 e 65; CDSC 373-374)

 

14. Che cosa è la globalizzazione?

L'economia mondiale si sta compattando sempre di più. La globalizzazione è un processo partito con l'abbattimento delle frontiere dopo la fine della Guerra Fredda, e reso possibile dal miglioramento delle infrastrutture di trasporto e dalla rivoluzione digitale, che hanno portato allo spostamento della produzione in luoghi meno costosi, all’apertura di nuovi mercati, a flussi più rapidi di denaro; esistono opportunità di viaggio in tutto il mondo, le informazioni possono essere scambiate liberamente, ecc  (CDSC 361

 

15. Che cosa dice la Chiesa sulla globalizzazione?

La globalizzazione suscita speranze ma anche motivi di preoccupazione. Le speranze provengono dallo sviluppo globale e dal miglioramento delle condizioni materiali e culturali di vita su scala globale. Le preoccupazioni nascono da un inasprimento delle disuguaglianze, lo sfruttamento dei poveri e la perdita di identità culturale. In un'epoca di globalizzazione, la solidarietà tra i popoli e tra le generazioni diventa specialmente importante. (CDSC 362-366)

 

16. Come si può promuovere lo sviluppo?

Sviluppo non è lo stesso che crescita economica. Per raggiungere lo sviluppo, oltre alla crescita economica, ci vogliono ad esempio educazione e cure mediche. Nessuno Stato può sopravvivere da solo, e risolvere i problemi da solo. Uno dei compiti dell'economia internazionale è il raggiungimento di uno sviluppo globale e coerente per l'umanità, che sia per ogni uomo e per tutto l'uomo. Questo è anche un bene per i paesi ricchi. Non è vero che i ricchi necessariamente diventino sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. In un sistema economico conforme alla dignità umana, la crescita economica di un gruppo migliora la condizione di tutti. (CDSC 373-374)

 

17. Può il lavoro nel settore dell’economia essere una vocazione?

Sì. Dio chiama tutti in un modo molto speciale e personale alla santità. L'attività economica può essere un grato sì alla chiamata di Dio se è posta al servizio degli altri e della società. Dio ha affidato all'uomo il paradiso con l'ordine di "coltivarlo e di custodirlo" e di perfezionarlo secondo i suoi comandamenti. (Gen 2,15 s) Partecipando così alla grandezza e bontà della creazione, progrediamo verso la pienezza della libertà a cui Dio ci chiama in Cristo. È una questione di giustizia usare bene i doni ricevuti, anche quelli materiali. Gesù loda un tale atteggiamento nella parabola dei talenti (Mt 25, 14-30; Lc 19:12-27; vedi CDSC 326)

 

18. Gesù era povero. Come si può allora seguire Gesù nell'economia?

I cristiani sono chiamati a rendere operative e a diffondere le virtù della fede, della speranza e dell’amore anche nel mondo del business. Chiunque segua Gesù deve ricordare l’obbligo di diventare "ricchi davanti a Dio" (Lc 12,21). Il più importante obiettivo di vita non può essere accumulare ricchezze materiali: lo è, piuttosto, il contribuire con amore allo sviluppo delle persone e della società. CDSC 326

 

19. Che cosa dice la Bibbia circa la ricchezza e la povertà?

Gesù ci insegna a pregare: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano". Con queste parole chiediamo al Padre ciò che è necessario per la nostra vita terrena. Non aspiriamo alla ricchezza, ma a quei beni che rendono possibile una vita felice. Preghiamo per il sostentamento della nostra famiglia, ma anche per i poveri e per tutti gli uomini e tutte le donne del mondo. CDSC 323

 

20. La povertà è sempre un male?

Se la povertà è involontaria e comporta miseria e mancanza dei mezzi necessari per la vita, allora è sempre un male. Il fatto che una parte dell’umanità soffra la fame e un’altra parte viva in un’abbondanza tale da buttare via viveri è uno scandalo e un peccato che grida al cielo.

Nelle nostre società sviluppate è difficile stabilire con esattezza la linea di povertà materiale e quale sia la misura minima per la sussistenza.

Comunque una situazione di relativa indigenza, che non minacci la dignità umana, può portare le persone a riconoscere i loro veri bisogni davanti a Dio e ad iniziare a rivolgere a Lui con fiducia le loro richieste.

Esistono anche persone che rinunciano volontariamente alla ricchezza per servire Dio con cuore libero. Chi vuole seguire Gesù deve essere "povero in spirito" (Matteo 5,3). Gli uomini e le donne che vivono in questo modo danno testimonianza al mondo che vale la pena amare Dio sopra ogni cosa. CDSC 324

 

21. La prosperità è sempre buona?

Un cuore che non è gravato da preoccupazioni materiali può facilmente salire a Dio. In questo senso una certa misura di prosperità è buona. Tuttavia la ricchezza può anche portare a sazietà spirituale, arroganza e presunzione. Una persona ricca potrebbe pensare che la sua situazione agiata sia solo il risultato del suo proprio sforzo anziché della benevolenza divina. Inoltre, l'avidità porta all’insensibilità. Gesù rivolge il suo monito contro un tale atteggiamento di orgoglio: "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?"(Lc 12, 20). CDSC 325

 

22. Come possiamo comprendere le parole di Gesù: "Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena” (Mt 6, 34)? Non è una contraddizione del modo economico di pensare?

No. Provvedere in modo prudente per se stessi e per gli altri è coerente con le parole di Gesù. Anche Gesù ha vissuto con un tale atteggiamento, come un artigiano, e ha lavorato per gli altri. L’ansia angosciosa per il futuro, al contrario, non è compatibile con la fiducia di un figlio di Dio. (CCC 523)

 

23. Un cristiano come deve reagire alla propria povertà?

Farà di tutto per liberare se stesso e la sua famiglia dalla povertà attraverso il lavoro paziente e diligente. Talvolta dovrà anche, insieme ad altri, superare strutture di esclusione e forze perverse che tentano di fermare il progresso dei poveri. (CDSC 325)

 

24. Come deve reagire un cristiano alla povertà altrui?

Un cristiano partecipa alla gioia e al dolore di tutti gli altri, perché sono i suoi fratelli. Dobbiamo fare ogni sforzo non solo per provare compassione, ma anche per alleviare la sofferenza degli altri, secondo le nostre possibilità. I modi specifici per realizzare questo impegno saranno molto diversi.

In generale, ci sono due modi. Si possono aiutare i poveri direttamente attraverso donazioni, in casi di emergenza. Tuttavia più efficace nel lungo termine è l'assistenza che consente ai poveri di liberarsi essi stessi dalla loro povertà, per esempio aiutandoli a trovare un lavoro o fornendo la conveniente educazione. Gli imprenditori danno un importante contributo alla riduzione della povertà attraverso la creazione di occupazione e di condizioni di lavoro dignitose. Nessuno si senta sopraffatto o troppo facilmente esentato dalle opere di misericordia. (CDSC 329; CCC 2447)

 

25. Il Regno di Dio consiste nel progresso materiale?

Gesù disse: "Il mio regno non è di questo mondo" (Gv 18, 36). Il Regno di Dio non deve quindi essere confuso con il progresso materiale o terreno. Tuttavia, il progresso economico "nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l'umana società, è di grande importanza per il regno di Dio" (GS 39). La consapevolezza della nostra responsabilità davanti a Dio per il mondo è un grande incentivo a lavorare per lo sviluppo integrale. (CDSC 55)

 

26. La Chiesa cattolica si identifica con un modello economico concreto, ad esempio con il modello socialista, capitalista o liberale?

In termini generali, la Chiesa favorisce un tipo di economia di mercato che include tutti gli uomini e tutti i popoli, ed è guidato dai principi di giustizia e carità sociale. La Chiesa non si identifica però con nessun modello economico concreto e con nessun partito politico. Non offre “soluzioni tecniche”, ma il Vangelo. Durante i secoli, dal Vangelo sono stati enucleati alcuni principi per la vita sociale, come il rispetto per la dignità umana, la solidarietà e la sussidiarietà. I cristiani attivi nel settore economico sono chiamati ad applicare tali principi secondo la loro coscienza ben formata. (CDSC 72)

 

27. Quindi la Chiesa non si pronuncia mai su domande dettagliate?

Sì. Se i diritti fondamentali della persona umana o la salvezza delle anime lo richiedono, la Chiesa deve alzare la sua voce per denunciare ingiustizie e soprusi. (GS 76; CCC 2245-2246)

 

28. Che cosa dice la Chiesa sul capitalismo?

Sotto l'impressione del fallimento della pianificazione centrale nel sistema sovietico, Giovanni Paolo II ha scritto: "Se con «capitalismo» si indica un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell'impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell'economia, la risposta è certamente positiva, anche se forse sarebbe più appropriato parlare di «economia d'impresa», o di «economia di mercato», o semplicemente di «economia libera». Ma se con «capitalismo» si intende un sistema in cui la libertà nel settore dell'economia non è inquadrata in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale e la consideri come una particolare dimensione di questa libertà, il cui centro è etico e religioso, allora la risposta è decisamente negativa” (CA 42). (CDSC 335)

 

29. Come deve cambiare l’ordine economico per servire efficacemente la persona umana e il bene comune?

Ogni cambiamento sociale comincia nell'individuo, che si rinnova interiormente. Esiste inoltre il dovere della collettività di migliorare le istituzioni e le strutture sociali. Per raggiungere tale traguardo, occorre una combinazione di virtù personali e istituzioni economico-sociali. Le istituzioni economiche includono, fra le altre, la proprietà privata, il denaro, il profitto, la concorrenza nel libero mercato, l’impresa e lo Stato come comunità politica di appartenenza. Tra le virtù, la giustizia e l'amore sono di speciale rilevanza. Queste virtù portano ciascuno a svolgere in modo onesto e trasparente il proprio lavoro quotidiano, ed inoltre suscitano iniziative di volontariato e di non profit. (CCC 1888; CDSC 42)

 

30. Che cosa dice la Chiesa sulla proprietà privata?

Ognuno ha un diritto naturale ai frutti del suo lavoro e ai mezzi per raggiungere questi frutti (mezzi di produzione). Tale diritto alla proprietà privata crea libertà individuale, ci motiva ad impegnarci, chiarisce cosa appartiene a chi, contribuendo in tal modo alla prosperità condivisa e alla pace sociale (cfr. GS 71). D'altra parte, grandi disuguaglianze in termini di ricchezza sono causa di tensione e di ingiustizia. La superiorità economica di uno mette l’altro in una posizione di inferiorità e di svantaggio. Questo può condurre allo sfruttamento nelle relazioni lavorative o economiche in generale.

Pertanto, la proprietà privata è sotto una "ipoteca sociale": la proprietà è da utilizzare per il bene comune di tutti, perché Dio ha creato i beni materiali per tutti. CDSC 176-184, 328-329.

 

31. Qual è il giudizio della Bibbia sui soldi?

Il denaro è un mezzo di scambio, una misura di valore e una riserva per il futuro. Il denaro quindi è solo un mezzo. Non deve diventare un fine in sé. Gesù dice esplicitamente: "Non potete servire a Dio e a mammona." (Mt 6, 24) Il denaro può diventare un idolo. Chi insegue il denaro avidamente ne diventa schiavo. CDSC 328

 

32. Il profitto è lecito?

Sì. Il profitto è una prima indicazione del successo di un'azienda, ma non è ancora la prova sufficiente che l'azienda stia servendo la società. Per raggiungere lo sviluppo sostenibile, la legittima ricerca del profitto deve essere in linea con la tutela essenziale della dignità della persona. L’utile ottenuto per mezzo dello sfruttamento, della violazione della giustizia sociale e dei diritti dei lavoratori è iniquo. CDSC 340

 

33. Il "libero mercato" è una cosa buona?

Sì. In un mercato libero, le persone possono liberamente offrire e acquistare beni e servizi in un contesto giuridico ed etico. In un'economia di mercato, sono i consumatori a determinare ciò che viene prodotto, a quale prezzo e in che quantità. Il mercato ha dimostrato di essere in grado di mantenere uno sviluppo economico sostenibile nel lungo periodo. L'insegnamento sociale della Chiesa apprezza i sicuri vantaggi che il libero mercato può apportare al fine di un migliore utilizzo delle risorse. Ci sono anche "mercati" che non meritano questa definizione, perché sono immorali in tutto e per tutto, come il traffico di droga, di esseri umani in tutte le sue forme, il commercio illegale di armi, ecc. CDSC 347

 

34. Il libero mercato non funziona senza concorrenza. Ma: la concorrenza non è contro la carità?

Dipende. La concorrenza è scorretta se finalizzata a distruggere il concorrente, se viola la carità come Caino peccò contro Abele. La concorrenza è però anche il desiderio sportivo di superare l'avversario, ed è un mezzo efficace per raggiungere importanti obiettivi di giustizia: l’abbassamento dei prezzi, la migliore risposta degli imprenditori alle esigenze dei consumatori, l’utilizzo più responsabile delle risorse. La concorrenza premia l’impegno aziendale, l’innovazione, le competenze, ecc. Esistono anche alcuni tipi di collaborazione economica che non si basano sulla concorrenza, come ad esempio le cooperative che combinano efficienza, fratellanza e reciprocità. CDSC 347

 

35. Un cristiano può partecipare alla pubblicità?

La pubblicità può essere un buon modo per diffondere informazioni sui prodotti e sui prezzi. Può quindi contribuire alla trasparenza del mercato e facilitare le libere decisioni dei consumatori. D'altra parte, la pubblicità può creare bisogni artificiali, disinformare e ingannare le persone. CCC 2494

 

36. Dunque il libero mercato non ha limiti?

Eccome! Il mercato ha delle condizioni e delle limitazioni etiche, giuridiche e culturali. Inoltre, ci sono molti beni che non hanno prezzo e quindi non sono commerciabili: l'uomo stesso, le parti del suo corpo, ma anche l'amicizia, il perdono, le relazioni familiari, ecc.

Purtroppo molte persone non hanno accesso al mercato e non sono in grado di soddisfare i loro bisogni di base. In questi casi, bisogna ricordare che l’uomo non è chi "ha qualcosa", ma che “è qualcuno": è un uomo – un fratello o una nostra sorella con una dignità. "È stretto dovere di giustizia e di verità impedire che i bisogni umani fondamentali rimangano insoddisfatti e che gli uomini che ne sono oppressi periscano." (CA 34) CDSC 349

 

37. Anche lo stato gioca un ruolo nell'economia?

Sì, ed anche molto importante. Non si deve giungere però all’onnipotenza dello Stato. L'azione dello Stato deve rispettare il principio di sussidiarietà. Questo principio significa che l'azione dello Stato nell’economia è volta a creare condizioni favorevoli per il libero esercizio dell'attività economica. Lo Stato ha l'obbligo di fare in modo che le persone cooperino per aiutarsi attraverso la promozione di "piccole unità", come la famiglia e le realtà territoriali. Lo Stato non deve quindi assumere i doveri della famiglia stessa, ma deve permettere alla famiglia di adempiere il più possibile al proprio compito con le proprie forze.

Quando tale auto-aiuto non è possibile, lo Stato dovrebbe agire secondo il principio di solidarietà e proteggere i più vulnerabili. L'intervento dello Stato deve essere molto equilibrato, né troppo invadente, né troppo cauto. Il compito principale dello Stato nella sfera economica è quello di creare il quadro giuridico, non di assumere un comportamento assistenziale. (CDSC 351-355)

 

38. Esistono altre istituzioni che operano sul mercato, oltre al settore pubblico e privato?

Esistono sempre più istituzioni no-profit che sono formate e gestite da privati e perseguono obiettivi di interesse comune. Molti esempi sono riscontrabili nel settore assistenziale, di vicinato, di conservazione e protezione ambientale, ecc. Ci sono forme di attività economiche solidali che trovano terreno fertile nella società civile. Queste attività sviluppano solidarietà e sono particolarmente importanti per il tessuto sociale. Devono essere fiscalmente e giuridicamente promosse e protette dallo Stato. (CV 39-40; CDSC 357)

 

39. Che cosa è un’impresa?

Un’impresa è un’unità di produzione per la quale sono necessarie attrezzature, locali, denaro, ecc.; ma soprattutto, un’impresa è una comunità di persone (CA 43). L’impresa deve servire le persone con beni che siano davvero buoni, e con servizi realmente utili. (CDSC 338)

 

40. Imprese, imprenditorialità e virtù: che relazione c’è?

"Se ben gestite, le imprese promuovono attivamente la dignità dei collaboratori e lo sviluppo di virtù, quali la solidarietà, la saggezza pratica, la giustizia, la disciplina, e molte altre. Mentre la famiglia rappresenta la prima scuola della società, le imprese, così come molti altri istituti sociali, continuano a educare le persone alla virtù” (GP 3).

 

41. Il successo è una priorità dell’impresa?

Certamente. Il successo consiste in primo luogo nella generazione efficiente di profitto, ma non solo. Un’impresa ha veramente successo solo se crea un autentico valore sostenibile per le persone e la società. Lo stato definisce il quadro giuridico dell’azione di un’impresa. Non è sufficiente che un’impresa redistribuisca una parte dei profitti realizzati, ma occorre che all'interno dell'attività economica e nel nucleo del lavoro aziendale si produca valore umano, sociale e ambientale (CDSC 332, 340).

 

42. Possiamo fidarci di uomini d'affari e imprenditori?

In linea di principio, ci si dovrebbe fidare di ogni uomo. Tuttavia, non dobbiamo essere ingenui. Purtroppo, nel mondo dell’economia, vengono commessi molti peccati. Questi distruggono la fiducia. Senza fiducia, tuttavia, l'economia non può funzionare. Deve essere possibile fidarsi dalla parola data e dal contratto firmato. La fiducia si acquisisce attraverso l'affidabilità e si guadagna attraverso comportamenti virtuosi (CDSC 343).

 

43. Quale virtù è particolarmente importante nell’economia?

Le virtù sono atteggiamenti interni positivi e abitudini che ci aiutano a riconoscere il bene e compierlo con libertà e gioia. Le più importanti virtù umane sono: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza. Inoltre, Dio ci dà le tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Abbiamo bisogno di tutti questi atteggiamenti per l'economia, in particolare della giustizia e della carità (YC 299-309; CDSC 327).

 

44. Come si agisce con giustizia nel mondo economico?

Dando all'altro ciò che è suo di diritto. In economia questo consiste principalmente nel fedele adempimento del contratto, nel rispetto degli accordi, nella consegna puntuale e in buono stato della merce e nel pagamento entro il tempo stabilito. Per essere onesti, i contratti devono essere liberi, cioè avvenire senza dolo, paura e coercizione. La grande disuguaglianza economica può portare all’ingiustizia se il partner negoziale più potente impone all’altro le sue condizioni (CCC 2411).

 

45. Che cos’è un prezzo equo?

In linea di principio, è il prezzo concordato in fase di negoziazione libera nell’incontro tra domanda e offerta. Tuttavia molti fattori possono distorcere questo libero accordo: frode, mancanza di informazioni, monopolio del venditore o dell'acquirente, situazioni di emergenza di uno dei partner, ecc. Anche l’usura e lo sfruttamento sono un peccato contro la giustizia. CCC 2414

 

46. La carità è qualcosa che si rivolge alla famiglia e agli amici. Può entrare in gioco nell’economia?

Sì. I valori della verità, della giustizia e della libertà sgorgano dall’amore come da una sorgente interiore. Senza amore la giustizia diventa dura e amara. L'economia non è una macchina senza cuore che funziona secondo leggi meccaniche, ma un incontro e uno scambio tra persone che sono responsabili l’una dell’altra (CDSC 204-208).

 

47. Esistono esempi di questo?

Sì, molti! Numerosi datori di lavoro e dipendenti lavorano molto di più di quello che richiederebbe il loro semplice dovere. Lo fanno per un senso di responsabilità e di amore per il proprio lavoro e per le persone che dipendono dai loro servizi. Anche gli investimenti rappresentano un atto di generosità, perché investire significa rinunciare al consumo immediato e utilizzare i fondi per creare posti di lavoro. Inoltre, sempre più persone lavorano nelle cosiddette organizzazioni no-profit che perseguono obiettivi sociali con spirito imprenditoriale (CDSC 356-357).

 

48. Nel mondo economico quali peccati vanno evitati?

Vanno evitati tutti i peccati, sempre e ovunque, in tutti gli ambiti della vita, non importa se negli affari, nella politica o nella vita privata. Questa non è una richiesta impossibile e irrealistica, ma un prerequisito per una vita felice nella società. Nella vita economica bisogna guardarsi soprattutto da: avidità, corruzione e ogni forma di ingiustizia, come il furto, la frode, l'usura, lo sfruttamento, ecc. (CCC 2408–2414).

 

49. I mercati finanziari, le banche e la speculazione sono strutture di peccato?

No. Se sono orientati verso il bene comune, i mercati finanziari e le banche forniscono un servizio importante: mettere a disposizione il denaro richiesto dalle imprese e dall’economia (capitale finanziario). Per questo motivo il debitore deve pagare gli interessi come prezzo per la disponibilità di liquidità. Anche la speculazione può essere buona, nella misura in cui crea un equilibrio tra quantità e prezzo tra regioni e tra periodi di carenza e di abbondanza. Purtroppo gli strumenti finanziari sono spesso utilizzati erroneamente e irresponsabilmente. Il mercato finanziario ne risulta gonfiato da un’irresponsabile espansione creditizia e monetaria, e ha poco contatto con l'economia reale. (CDSC 368)

 

50. Come si può migliorare la situazione?

C’è bisogno della conversione dei cuori e dell’osservanza dei principi etici. Inoltre sono necessarie la massima trasparenza delle operazioni e la regolazione giuridica del mercato finanziario internazionale, all'interno di un uniforme quadro giuridico vincolante. (CDSC 369-372)

 

Indice delle sigle

CA Giovanni Paolo II, Enciclica Centesimus annus

CCC Catechismo della Chiesa Cattolica

CDSC Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa

CV Benedetto XVI, Enciclica Caritas in Veritate

GP Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, La vocazione del leader d’impresa

GS Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale Gaudium et spes

YC Youcat

 

 

 

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