MCE Project
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MCE Research Centre

Il Centro di ricerca Markets, Culture and Ethics (MCE) della Pontificia Università della Santa Croce nasce nel 2009 con lo scopo di studiare in modo sistematico e scientifico gli aspetti etici (sociali e individuali) della vita sociale ed economica, alla luce della ragione e della fede cattolica. Allo stesso tempo ha un orientamento ecumenico e interreligioso perché i problemi sociali si possono risolvere solo con uno sforzo comune e in dialogo con la cultura contemporanea. Le attività accademiche sono aperte a studiosi e operatori economici di tutti gli ambiti, poiché forniscono gli elementi necessari per un vero dialogo della fede con il mondo. MCE non si allinea con nessuna specifica scuola di pensiero economica ed è aperto verso tutte purché siano compatibili con l’antropologia cristiana, così come espressa nelle encicliche Centesimus Annus e Caritas in veritate.
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Economics for Ecclesiastics II Edizione

studenti e4e

Si è conclusa a dicembre la seconda edizione del corso di Economics 4 Ecclesiastics, proposto dal Centro di Ricerca MCE per fornire le basi di economia agli studenti delle università pontificie romane. I relatori del corso, Lord Brian Griffiths (House of Lords) e Antonio Argandoña (Professore Emerito IESE Business School), hanno affrontato in 3 diversi moduli argomenti generali di micro e macro economia, globalizzazione e ruolo dell’impresa, principi di finanza e regolamentazione bancaria.

Seguono due brevi interviste a studenti che hanno frequentato il corso.

Nome: Rev. Mr. Robert Adams.

Facoltà: Teologia Liturgica

Nazionalità: Stati Uniti

1. Perché pensa che un corso come Economics 4 Ecclesiastics possa essere utile per sacerdoti o laici che lavorano al servizio della Chiesa?

Penso possa servire perché molti di noi, non avendo mai studiato queste materie, hanno difficoltà a capire i meccanismi dell’economia che regolano buona parte del mondo. Questo corso è davvero un buon metodo per avvicinarsi a numerose tematiche di base senza rimanere ingessati nei problemi tecnici.

2. Perché pensa che uno studente di teologia debba studiare l’economia?

Uno studente di teologia cattolica deve studiare l’economia perché è necessario che capisca come funziona il mondo reale. La costituzione Gaudium et Spes chiede ai cattolici di occuparsi del mondo e ad ordinare le realtà temporali al Vangelo. Buoni teologi possono correre il rischio di focalizzarsi a tal punto su come il mondo dovrebbe essere da dimenticare come il mondo realmente è. Lo studio dell’economia è un ottimo modo per i teologi per rimanere informati ed essere coinvolti nello sforzo di portare il Vangelo nella vita quotidiana delle persone.

3. Come pensa che le nozioni apprese in questo corso possano essere spendibili nel suo lavoro pastorale?

Sono convinto che mi saranno di aiuto nel mio lavoro di predicazione ed insegnamento. Una buona dottrina sociale richiede un saldo fondamento nell’economia e nella conoscenza del funzionamento della società. Penso anche che possano aiutarmi nell’apostolato con i poveri della mia diocesi. Economics 4 Ecclesiastics ha mostrato il valore e la resilienza della persona umana. Questa resilienza in particolare richiede che troviamo soluzioni a lungo termine per aiutare i meno fortunati.

Nome: Br. Francisco Javier Cerrilla

Facoltà: Teologia

Nazionalità: Messico

1. Perché pensa che un corso come Economics 4 Ecclesiastics possa essere utile per sacerdoti o laici che lavorano al servizio della Chiesa?

Il corso è molto utile per avere un’idea di come l’economia, la finanza e il mondo del business in generale funzionano e oggigiorno è necessario avere un’opinione su tematiche così rilevanti in tutte le sfere della società. Un sacerdote si trova a interagire con diverse tipologie di persone: ricchi e poveri, uomini, donne, bambini e giovani, persone diverse per nazionalità ed educazione, che esercitano potere e responsabilità su altre persone nonché su città e nazioni. Penso che Dio ci abbia fatto dono della vocazione sacerdotale per portare la Sua Parola a realtà differenti, non per stare chiusi in chiesa ma per uscire e rivolgersi anche a chi non attende alle celebrazioni, e in particolare anche per arrivare a coloro che grazie alla loro influenza possono estendere in maniera più efficace il Suo Regno. In questo senso, politici, economisti, CEOs, devono considerare il loro ruolo come servizio agli altri. Riuscire ad evangelizzare quel tipo di ambiente renderà un beneficio a tutti, ma senza una conoscenza tecnica in questi ambiti penso si possa fare poco.

2. Perché pensa che uno studente di teologia debba studiare l’economia?

Numerosi documenti del Magistero concernono la Dottrina Sociale, e lo stesso termine di Economia della Salvezza richiama una terminologia economica. Avere una vasta conoscenza generale darà ai teologi uno strumento in più per capire ed interpretare meglio ciò che il Magistero sta comunicando. Inoltre, da un’altra prospettiva, i teologi, se meglio informati sui temi trattati, possono contribuire a una critica costruttiva di quegli stessi documenti. Quando si parla di campi specialistici come l’economia, la finanza, il lavoro, i mercati, etc. etc., può accadere che cardinali, vescovi e molti sacerdoti non abbiano una conoscenza degli aspetti tecnici necessaria per comprendere e scrivere adeguatamente su quelle tematiche. Questa mancanza può portare le persone specializzate a dubitare dell’esattezza del Magistero in quei settori.

3. Come pensa che le nozioni apprese in questo corso possano essere spendibili nel suo lavoro pastorale?

Aiutando gli altri a capire l’importanza di conoscere questi temi in modo da servire meglio laddove si stia lavorando, nel proprio paese o nella propria famiglia. Fornendo questo tipo di materiale ai giovani o agli adulti, in relazione alla Dottrina Sociale della Chiesa in modo che questa venga implementata per giungere a nuove soluzioni nell’economia, nei mercati, etc. etc., più fedeli alla verità del Vangelo.